Introductory note to Open Reality (2017-in progress)

All photographs are obscure. As they present the visible surface of the real precisely as a surface, photographs reveal and welcome the illusory nature of perception. However, if we accept that the visible is not merely an illusion, but an extension of an elsewhere situated beyond consciousness, then the visible can conceal the depth of an inaccessible and unthinkable being. Of this being and of its depth remains only a silence: the non-ascertainable certainty of its presence.

Attempting to look into this depth means opening all roads, suspending all judgements, accepting all possibilities, surrendering all certainties, renouncing all interpretations.

At this point, metaphors and all forms of symbolic-religious realism cease to signify or define and become modalities of liberation and non-delimitation of meaning. Sense can now freely flow beyond the restrictive indices of language and outside the principle of identity that imprisons thinking into linearity, leading us to proclaim with certainty that a thing is not another thing. In these images, on the contrary, each thing is all other possible things it could signify, and none of them.

In the open reality, distinctions between subject and object, inside and outside, here and there, before and after, finite and infinite become unclear. Hence the only way is the absence of a way (or coexistence of all ways) and I am unable to define a thought, theme, or path beyond the range of free intuitive associations; any thought, theme, or path would end up offering answers to questions, solutions to the enigmas.

These images are born out of something I have not searched for, an obscurity, a darkness, a forgetfulness. Doors, openings, and symbols lie on the threshold of what we cannot think nor reach, but only obscurely contemplate.

(November 2019)

 Nota introduttiva a Realtà aperta (2017-in corso)

 

Ogni fotografia è oscura poiché, mostrando la superficie visibile del reale in quanto superficie, rivela e accoglie la natura illusoria della percezione. Tuttavia, se accettiamo che il visibile non sia semplice illusione, ma estensione di un altrove situato al di là dell’io, allora dentro il visibile può celarsi la profondità di un essere inaccessibile e non pensabile. Di questo essere e della sua profondità ci resta soltanto un silenzio, la certezza non accertabile della sua presenza.

Provare a guardare in questa profondità è apertura di ogni strada, sospensione di ogni giudizio, accettazione di ogni possibilità, abbandono di ogni certezza, rinuncia ad ogni interpretazione.

A quel punto la metafora, il realismo simbolico e religioso, cessano di essere tentativi di significazione e definizione del senso per divenire modalità di liberazione e non-delimitazione di ogni possibile senso; strumenti per lasciare che il senso fluisca liberamente al di fuori degli indici restrittivi del linguaggio e del principio di identità che ci porta a dire con certezza che una cosa non è un’altra. In queste immagini, al contrario, una cosa è tutte le possibili altre cose che può significare, e nessuna di esse.

Nella realtà aperta cadono le distinzioni tra soggetto e oggetto, interno ed esterno, qui e là, prima e dopo, finito e infinito. Dunque l’unica via è l’assenza di una via (o compresenza di tutte le vie) e mi è impossibile formulare un pensiero, una tematica, un percorso al di fuori di libere associazioni intuitive; qualsiasi pensiero, tematica, percorso finirebbe per offrire risposte alle domande, soluzione agli enigmi.

Queste immagini nascono da ciò che non ho cercato, un’oscurità, un buio, una dimenticanza. I portali, le aperture, i simboli si trovano sulla soglia di ciò che non possiamo pensare né raggiungere ma solo oscuramente contemplare.

 

(Novembre 2019)